P.E.: Velo in ITALIA.

Nel caso vi domandate cosa significa “P.E.”= Personal Experience. Lo scorso episodio della serie P.E. trattava in maniera generale cosa fosse il “Velo” islamico! Se ve lo foste perso eccolo qui:

https://wp.me/p8qMDi-k1

Come promesso, oggi vi racconto le esperienze Islamofobiche che alcune ragazze italiane, ITALIANE, musulmane hanno vissuto indossando l’Hijab. Per questioni di privacy riporterò solo il loro nome e la città in cui vivono.

  • Rabab, TORINO.

“Beh di esperienze negative ne ho avute…In poche parole, per anni ho fatto volontariato presso l’asilo del paese nel quale abito, non ho mai trovato problemi fino al mio ultimo periodo di volontariato. I bambini mi amavano, le maestre pure.. andavo d’accordo veramente con tutti e tutti là dentro mi conoscevano. Ma essendo che me ne andavo via sempre per le 17.00,  i genitori dei bambini non mi avevano mai vista, ma i bambini parlavano parecchio di me. Però mai nessuno di loro ha detto che portavo il velo. Per loro era una cosa normale, pensavano fosse un cappello ahaha. Un giorno sono rimasta un pò di più perché una bambina piangeva e non voleva che me ne andassi. Arrivate le 17:30 sono arrivati i genitori, i loro figli gli han detto che io ero la “famosa” maestra di cui loro tanto parlavano…  ho visto proprio le facce dei genitori  che da  sorridenti sono immediatamente diventate serie. Il giorno dopo, entrata in classe pochissimi  bambini mi hanno salutata, ed è stato parecchio strano visto che solitamente mi si lanciavano letteralmente contro. Dopo poco viene da me una bambina di 6 anni, e mi dice: “io ti voglio bene lo stesso”,  quando le ho chiesto cosa succede, lei nell’orecchio mi ha detto:” i miei genitori non vogliono che io parli con te, mi hanno detto che tu sei una cattiva persona, che fa del male a noi bambini, e che se mi parli lo devo dire alla maestra, ma tu sei mia amica.” Purtroppo abito in un paese nel quale ancora ci son parecchi pregiudizi ma essendo nata e cresciuta qui, a Torino, essendo che qui tutti mi conoscono, proprio non me l’aspettavo giuro.. basti dire che quello poi è stato il mio ultimo anno in quell’asilo, anche se mi piaceva parecchio.”

  • Sumaia, MODENA

“Ad un colloquio di lavoro, per un incarico adeguato ai miei attuali titoli di studio (anche se sono ancora all’università: tuttavia continuo a studiare lingue) mi dissero: “lei vedo che è sveglia e qualificata, ma deve capire che gli italiani non sono abituati a vedere persone come lei rivestire certi ruoli”. Quando anche io sulla carta sono nata in Italia, da genitori naturalizzati italiani. Quindi la cittadinanza l’ho presa come tutti loro per ius sanguinis. Devo ammettere che ho provato a protestare, ma non è servito a niente.”

  • Meryem, LUCCA.

“Un giorno, quando frequentavo le medie, decisi di mettere gli orecchini ovviamente indossando il velo. Quando sono andata in mensa un paio di ragazze mi ridevano dietro, ma credevo fosse per qualcosa che ha detto il ragazzo davanti a loro. Dopo poco tempo venni a sapere che ridevano per il modo in cui mettevo il velo con gli orecchini e come mi vestivo. Ero l’unica che portava il velo e dopo questo episodio la mia insicurezza é cresciuta a tal punto che decisi di levare il velo ed essere come le mie coetanee:  jeans attillati, capelli sciolti,e la felpa adidas che andava tanto di moda…”

  • Leyla, BIELLA

“Appena ho finito le lezioni sono andata in stazione per prendere il treno… Mi sono alzata dalla sedia per prendere la giacca e metterla prima di scendere,ma per sbaglio ho appoggiato la borsa del pc nel bordo della sedia facendola cadere per terra,essendoci dentro il pc si sentì un forte rumore. Uno dei quattro ragazzi  disse con tanto di risate coi suoi amici “Mamma mia che colpi ci fa prendere questa,io voglio ritornare a casa sano e salvo,se vuole farsi esplodere ,con quella borsa nera, che lo faccia dopo la nostra fermata, in quel caso non mi interesserebbe”. La cosa che più fa arrabbiare non sono le parole che ha detto ma vedere un ragazzo universitario di  circa venti anni  avere una mentalità del genere.”

  • Zara, (la ragazza ha preferito che la città non fosse riportata)

“Il mio primo giorno di scuola con l’hijab era arrivato, sprizzavo di gioia da tutti i pori. Insomma, passò una settimana e tutto andava bene. Finché non avvenne il primo attentato in Francia, Charlie Hebdo, io non ne sapevo niente. Appena superai il cancello d’ingresso della scuola, mi ritrovai con centinaia di occhi puntati addosso. Scrollai le spalle e me ne andai in classe, ma stranamente successe la stessa cosa. Mi sedetti accanto alla mia migliore amica che mi raccontò dell’accaduto. Non vi spiego cosa è successo per filo e per segno ciò che successe quel giorno, ma basta sapere che da quella volta non passai più un bell’anno scolastico. Un giorno mi ritrovai da sola nel corridoio con alcuni miei compagni di scuola, ovvero coloro che non provavano tanta simpatia nei miei confronti, si avvicinarono a me e iniziarono a tirarmi addosso i peggiori insulti. “Tornatene nel tuo paese, terrorista islamica di merda” io innocentemente risposi “ma sono nata qua” e Luca (nome finto), il ‘leader’ disse “Sta zitta, che gli italiani non si mettono il fazzoletto sporco in testa”. A quanto ricordo non c’è stata violenza fisica, a parte alcune spinte e finti tentativi da parte loro di togliermi il velo, ma ora che ci penso avrei preferito ricevere un pugno o uno schiaffo, al posto di essere violentata psicologicamente. Suona assurdo, ma avere un livido che scompare dopo un paio di giorni è decisamente meglio che consumare ogni briciolo di razionalità presente nel mio corpo, da finire tra le braccia della depressione per due anni. Ora sto finalmente bene, ho cambiato scuola una volta finito il secondo anno (adesso sono al quarto) e mi trovo benissimo in questa nuova, ho deciso di cambiare.”

  • Sara, LODI

“Sono nata e cresciuta in Italia da genitori in parte stranieri e mi sono convertita quasi due anni fa. La cosa si fa ancora più alienante nel momento in cui esco con i miei genitori, essendo io l’unica convertita della mia famiglia e i miei genitori avendo un aspetto decisamente nordico. Il modo in cui trattano loro e il modo in cui trattano me, a volte, ha dell’incredibile.”

  • Farheen, BERGAMO

“Ora ho finito gli studi, sto cercando un lavoro e vorrei realizzare il mio sogno di diventare una makeup artist. Il lavoro mi sembra ancora un traguardo molto difficile da raggiungere qua in Italia soprattutto per una ragazza che porta l’Hijab. Probabilmente mi trasferisco in Germania, anche se mi dispiace lasciare la mia amata Italia.”

Per favore condividete questo articolo, per aiutare qualcuno che si sente solo in questo mondo di discriminazioni o per informare qualcuno che ignora queste realtà! Nel prossimo P.E. vi racconterò storie di violenze fisiche fondate sull’odio.

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